Tutto ciò che non avete notato nella puntata 7×03

Premessa

Dopo una prima metà di stagione condita da – spero – esilaranti Recensioni Degrado, spinto dagli interessantissimi video di NewRockstars (il cui canale vi consiglio davvero di guardare se avete dimestichezza con l’inglese), ho deciso di iniziare questo nuovo format di articoli che vanno in qualche modo ad approfondire e a svelare i minimi dettagli, curiosità ed Easter Eggs delle puntate di The Walking Dead che ci hanno accompagnato da ottobre a lunedì scorso. È un modo anche per ingannare l’attesa (non lunghissima, dai) che ci separa dalla seconda metà della settima stagione, i cui misteri sembrano essere molto molto interessanti. 

Scena di apertura

La puntata si apre in un modo alquanto bizzarro per essere un episodio di The Walking Dead: una TV mostra la sigla di un telefilm degli anni ’80 dal titolo “Who’s the boss?” (forse i più anziani la ricorderanno con il titolo Casalingo Superpiù, ma non ci conterei troppo). Nella sigla vediamo un camion che parcheggia davanti ad un’abitazione e l’attore Tony Danza che bussa ad una porta: l’intera scena sembra quasi essere una parodia di quella che sarà la prossima puntata con Negan che arriva alle porte di Alexandria. Ad ogni modo, la questione “chi è il capo?” si ripeterà durante un po’ tutto l’episodio ed entro la fine della puntata sarà molto chiaro chi lo sia davvero.

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Abbiamo ora un piccolo assaggio del Santuario, il covo di Negan, una rappresentazione molte fedele della versione cartacea che i fan del fumetto hanno già conosciuto: una fabbrica abbandonata con una recinzione addobbata da zombie, con corrente elettrica ed una gerarchia sociale ben delineata.

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Ma siamo qui per i dettagli, quindi focalizziamoci sulla musica. Per chi non ricordasse con precisione, durante la scena di apertura possiamo apprezzare le note di “Town Called Malice” dei The Jam, il cui testo parla di cosa significasse crescere nell’Inghilterra degli anni ’80 sotto il governo di Margaret Thatcher, dove le piccole città operaie erano letteralmente schiacciate dal regime della Iron Lady. Questo è quello che le nostre orecchie sentono durante la scena d’apertura:

“Stop dreaming of the quiet life | It’s one we’ll never know | Quit running for the runaway bus | cuz rosy days are few”

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E quello che vedono i nostri occhi è la stessa cosa: momenti di una vita che è tutt’altro che rose e fiori, in cui i potenti ti privano i più deboli di ciò che possiedono e dalla quale non si può scappare né ci si può ribellare. Un’ulteriore prova che il regime dittatoriale di Negan sia quantomeno ispirato a quello di Margaret Thatcher, è questo piccolo easter egg: la mostarda di cui Dwight si appropria in queste scene è, guardate un po’, di marca “Thatcher”.

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Per i curiosi che volessero capirne di più dalla scena in cui un uomo viene picchiato da un gruppo di altri Salvatori mentre Dwight osserva e annota il numero 39, ho questa teoria: più tardi nell’episodio scopriamo che la società governata da Negan è basata sul guadagnare punti, come se fossero la loro moneta. Quindi è probabile che il tizio, senza più punti, disperato e affamato, offrisse la maglia che si toglie in cambio di qualcosa da mangiare, maglia che viene rispedita al mittente condita di pugni e calci, mentre Dwight segna il suo “indirizzo”, ovvero la postazione di letti numero 39. Il ragazzino che guarda Dwight saccheggiare il baule potrebbe essere tranquillamente il figlio del tizio massacrato, visto che entrambi hanno i capelli arancioni.

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Per chi non l’avesse notato, questo tizio non ha fatto una bella fine:

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Il Titolo

Un parallelismo con la scorsa stagione riusciamo a trovarlo anche qui: Dwight che si prepara un panino sulle note di una canzone orecchiabile ed apparentemente inadatta al contesto ricorda moltissimo Carol che prepara i biscotti sulle note di Weeds or Wildflower.

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Entrambi vogliono ricreare l’illusione della vita domestica pre-apocalisse, ma più che una casa, per Dwight (e per Carol), sembra una prigione. Tiene la testa bassa, guarda di continuo al di là della recinzione, intaglia perfino delle statuette nel legno come i carcerati del film “Le Ali della Libertà” (1994).

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Guardate inoltre come Dwight guardi questo zombie che fa su e giù sull’asta sul quale è impalato. Si sente come lui, imprigionato, “morto” dentro, che non può uscire da uomo libero dal Santuario, che può fare solo su e giù, inginocchiandosi e rialzandosi al passaggio di Negan.

zombieinginocchio.png Dwight si sente in cella, ed il titolo di quest’episodio è… La Cella! Devo aggiungere altro? Sì, perché oltre alla sensazione di sentirsi imprigionato di Dwight, c’è un altro personaggio ad esserlo nel vero senso della parola: Daryl.

Il panino al cibo per cani

Nello stesso modo, e con la stessa inquadratura, con cui Dwight si era preparato il panino, ecco che viene preparato anche il “panino” di Daryl, i cui ingredienti sono leggermente diversi da insalata, frittata, pomodori, mostarda, e cetriolini: cibo in scatola per cani.

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Badate inoltre che Daryl non è un personaggio ripreso dal fumetto, ma credo che, almeno in parte, sia stato costituito sul modello di Dwight: dalla balestra al gilet di pelle. Ed ora che entrambi i personaggi sono nella Serie TV è naturale che si avverta un po’ di tensione tra i due, come due gemelli opposti che lottano per la stessa cosa. Ad ogni modo, il cibo per cani non significa affatto “non spreco il cibo buono per un prigioniero, quindi gli do da mangiare della porcheria”, ma è un chiaro riferimento a quanto detto nell’analisi del primo episodio: Negan e i suoi vogliono trattare Rick e gli altri come cani.

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E il fatto che Daryl mangi senza battere ciglio è un riferimento all’episodio 9 della scorsa stagione, quando il Salvatore capo del gruppo di motociclisti suggerisce a Daryl, Abraham e Sasha che, qualora dovessero mangiare merda, farebbero meglio a mordere, masticare, ingoiare e ricominciare daccapo, in modo da finire più in fretta.

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We’re on Easy Street

Dopo la sigla, sentiamo un’altra canzone, la più amata dal pubblico di The Walking Dead: Easy Street, cantata dai The Collapsable Hearts Club.

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La canzone ha un non so che di allegro e sembra, ancora una volta, inadeguata alla situazione. Perfino il compositore della canzone si è sentito stranito quando ha saputo che la sua canzone fosse stata scelta per una scena di tortura. Il motivo è semplice e arriva direttamente dal mondo reale: la musica ad alto volume che ti priva del sonno viene utilizzata quotidianamente in prigioni di massima sicurezza come Guantanamo per far confessare e far crollare fisicamente e priscologicamente i prigionieri. E non serve utilizzare chissà quale fastidiosa melodia, difatti una delle canzoni più usate, secondo le interviste fatte ad ex carcerati, è Hit Me Baby One More Time di Britney Spears, sparata a palla 24 ore su 24.

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La lettera scarlatta

Un altro piccolo mistero si cela dietro la A disegnata sulla tuta carceraria di Daryl. Notiamo che altri prigionieri hanno altre lettere (F e S). Non si conosce il significato preciso, ma ci sono alcune teorie. La più accreditata si basa sul fatto che tutti i Salvatori cessino di essere loro stessi e debbano rispondere “Negan” alla domanda “come ti chiami?”. Quindi è probabile che le lettere assegnate ai prigionieri siano parte del processo che li veda privati della loro identità. Notiamo inoltre come Sherry si rivolga a Dwight chiamandolo “D”. Inoltre, ma è probabile che sia solo una coincidenza, la D è sia l’iniziale di Dwight che di Daryl e questo non fa altro che accreditare la teoria secondo cui questi due siano in costante competizione.

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Dr. Carson

Altra cosa che probabilmente vi sarà sfuggita è la frase che il dr. Carson rivolge a Sherry: “scusa, mi sto ancora abituando ad essere l’assistente di me stesso”. Si riferisce ovviamente alla morte del suo vecchio assistente, Primo, ucciso da Rick nell’episodio 13 della scorsa stagione, dopo l’assalto alla stazione radio.

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Il Culto di Negan

Nella conversazione tra Negan e Dwight scopriamo diverse cose, compreso il significato di “codice arancione” (ovvero un Salvatore che sta provando a scappare) ed il fatto che tutte le donne del Santuario siano una sua proprietà. In particolare quest’ultima cosa non è tanto lontana dalla realtà: esiste un culto, i Davidiani, costituito negli anni ’50 e guidato dal “profeta” David Koresh, il quale era convinto di essere un Dio e aveva diverse mogli. Lui e i suoi seguaci vivevano in una sorta di fattoria fortificata a Waco, nel Texas, dove morirono in seguito ad un incendio durante il famoso assedio dell’FBI del 1993. Quindi se Negan ed i Salvatori vi sembrano degli psicopatici, beh pensate che persone così esistono anche nel mondo in cui viviamo, e non hanno bisogno di un’apocalisse zombie per far cose simili ai personaggi della serie TV.

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Piccola curiosità: quando Negan chiede a Dwight delle condizioni del suo pene è un chiaro riferimento a quando, nella scorsa stagione, Eugene gli morse il pacco per permettere ai suoi compagni di contrattaccare.

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Un altro riferimento ad una puntata del passato (ma non troppo lontano) è nella strada che porta al Santuario, in cui vi sono delle statue religiose. Un’inquadratura ci permette di notare che (almeno) una di queste sia stata deturpata con una serie di arti putrefatti, tagliati tutti più o meno della stessa lunghezza che avrebbe avuto il braccio di Carl se gli fosse stato amputato nella prima puntata della settima stagione, quasi a testimoniare che Negan avesse già utilizzato (ma con successo) la stessa tattica in passato.

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La fuga di Daryl

Impossibile non notare come i Salvatori tendano un’imboscata a Daryl allo stesso modo in cui l’avevano tesa a Rick nel finale della sesta stagione, sia per come i Salvatori lo accerchino, sia per i fischi, sia per l’arrivo (successivo) di Negan che, in entrambe le occasioni, domanda “ce la stiamo facendo sotto?”.

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Un confronto che ai più sarà sfuggito, invece, bisogna farlo tra questa puntata e quella in cui Glenn era prigioniero a Woodbury. Qui, Negan, dopo aver cercato di intimidire Daryl fingendo di colpirlo con Lucille, esclama “non ti spaventi facilmente”. Le stesse esatte parole furono dette a Glenn dal fratello di Daryl, Merle, quando cercava di estorcergli informazioni sull’ubicazione della prigione. Quindi è come se i fantasmi di Glenn e Merle fossero in questa scena, con il primo nei panni di Daryl ed il secondo nei panni di Negan. Inoltre, può essere una coincidenza, ma l’episodio a cui mi riferisco è il 3×07, mentre questo è il 7×03.

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Dopo che Daryl è stato rimesso in cella, ecco che spunta la Polaroid scattata nel primo episodio. Perché mostrargliela proprio ora? E perché cambiare la canzone da Easy Street a Crying (Roy Orbison)?

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Perché Dwight realizza quanto lui e Daryl siano parallelamente simili, entrambi nutrono rabbia verso il proprio “capo” (ancora who’s the boss?), quello che li sta tenendo seppur in modi diversi prigionieri. Dwight sta offendendo Daryl facendogli mangiare cibo per cani e facendogli ascoltare Easy Street, mentre Negan sta offendendo Dwight facendo battutine sulla sua ormai ex moglie e l’evirazione da parte di Eugene. Ma dopo che Gordon, il prigioniero scappato, ha suscitato in Dwight un nuovo sentimento, la vergogna, ecco che anche su Daryl viene utilizzata la stessa tattica. Non dimentichiamoci che la morte di Glenn è tutta sulla sua coscienza. Inoltre la nuova canzone parla del rimpianto nell’aver perso una persona amata. E l’averla cambiata ha funzionato, visto che Daryl scoppia a piangere.

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Un piccolo dettaglio che non molti di voi avranno notato è infine questo: quando Dwight apre la cella di Daryl, quest’ultimo è rivolto a faccia in giù, vicino ad una pozza di vomito e la foto di Glenn. La cosa curiosa è che la posizione in cui si trova Daryl sia appunto la stessa in cui si trovava Glenn dopo essere stato ucciso.

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Scena conclusiva

L’episodio conclude con un ultimo scambio di battute tra Daryl e Dwight. Tutto, però, comincia nel momento in cui Negan chiede a Daryl quale sia il suo nome e, al contrario di Dwight, ormai ridotto ad una semplice D, Daryl scandisce bene il suo nome, come prova di non aver perso la propria identità. E quando viene rimesso per l’ultima volta in cella, Daryl si rivolge a Dwight dicendogli “capisco perché l’hai fatto”. Ora, questo può significare varie cose, può riferirsi all’aver rubato le medicine per Tina o l’aver sopportato il ferro incandescente sulla faccia, ma la cosa che conta è una sola: Daryl si rende conto dell’umanità di Dwight.

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Entrambi hanno dovuto subire dolori e torture, ma mentre la fine di Dwight è quella di rimanere un fedele servitore di Negan, quella di Daryl è di ribellarsi. Quindi da un lato Dwight si sente sempre più prigioniero, e dall’altro Daryl si sente più uomo libero. E per rispondere alla domanda posta all’inizio dell’episodio “chi è il capo?”, beh, la risposta è Daryl! E l’ultima scena con Dwight che osserva lo zombie di Gordon impalato nella recinzione non fa altro che aumentare questo senso di prigionia in lui.

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